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sabato 6 febbraio 2016

Pignotti | Liminali ai margini di un naufragio… (note sull'opera di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula)

Pignotti | Liminali ai margini di un naufragio…

in Utsanga.it, #07, december 2015

read all: http://www.utsanga.it/index.php/pignotti-liminali-ai-margini-un-naufragio/

"Meglio allora lasciare il centro di questa scena, ci dicono Francesco Aprile e Cristiano Caggiula con questa mostra, girare al largo, sistemarci sulla soglia dell’immondo spettacolo, dar vita a operazioni “liminali”, prelevare dall’abbagliante kolossal brandelli di scritture indecifrabili, abradere e riscrivere palinsesti enigmatici, rintracciare mappe di tesori scomparsi, mettere a fuoco scarti di tipografie travolti da apocalittici buchi neri. Dalla centralità alla marginalità, e poi dalla globalità alla particolarità. Dal ” macro ” al ” micro “, insomma. È un aspetto che emerge simbolicamente ma anche in modi determinati nelle opere verbovisive di Aprile e di Caggiula. Il frammento, il dettaglio. L’insieme pare non avere più senso compiuto, lo stesso avviene con le ideologie, o con la storia lineare che ha una finalità. Sono entità compromesse. La singolarità del mondo non sta più nel senso dei grandi significati che gli si danno, appare piuttosto nel dettaglio rivelatore. Quando ci si tuffa nel dettaglio, quando si frammentano le cose, si esce dal reale, dal principio di realtà e si trova la singolarità. È da tempo che si possono per altro apprezzare i dettagli nelle opere d’arte classica grazie alla riproduzione. Quella di cui parla Benjamin, non a caso ispiratore dell’idea di simili sollecitazioni liminali, non è solo la riproduzione tecnica ma è anche la frammentazione che non mantiene più il senso generale, al quale non si dà più un significato generale, ma che conserva sempre e forse rafforza una magia specifica. Si prospetta a questo punto anche una strategia della disconnessione che appare nelle varie sfaccettature verbovisive, critiche e operative di artisti come Aprile e Caggiula ma anche nelle pagine della loro rivista, “Utsanga”, una strategia che è un modo per sabotare le tattiche di induzione alla dipendenza messa in atto da quel meccanismo rappresentato secondo Baumann dalla “Lotteria di Babele”, infinito gioco d’azzardo cui tutti siamo costretti a partecipare sapendo di perdere. E’ auspicabile che una strategia di questo genere produca progetti e pratiche alternative che ci permettano di abbandonare i diktat del sistema e di abbracciare un modo di comunicare migliore Se per arrivarci dobbiamo staccare la spina facciamolo, ma con la consapevolezza di essere sospesi tra il “non più” e il “non ancora “. Del resto la storia iniziata ai margini di un naufragio continua…" (Lamberto Pignotti, http://www.utsanga.it/index.php/pignotti-liminali-ai-margini-un-naufragio/)

giovedì 5 novembre 2015

Liminale. Opere verbo-visive di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula, dal 21 novembre a Roma



Liminale. Opere verbo-visive
Una mostra di poesia verbo-visiva
di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula
Interventi di Lamberto Pignotti e Giovanni Fontana

21 novembre 2015 ore 17:00
Centro Culturale Gabriella Ferri
Roma – Via Galantara 7





Liminale. Opere verbo-visive è una mostra di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula che sarà ospitata dal Centro Culturale Gabriella Ferri, a Roma in via Galantara 7, dal 21 novembre al 6 dicembre 2015. La mostra verrà inaugurata il 21 novembre alle ore 17:00, con interventi da parte dei poeti e poeti verbo-visivi Lamberto Pignotti e Giovanni Fontana. Durante l'inaugurazione verrà presentata la raccolta poetica Dietro le stagioni (i Quaderni del Bardo edizioni, 2015) di Francesco Aprile alla presenza dell'editore Stefano Donno. La mostra, che rientra nelle attività del Centro Culturale Gabriella Ferri, è realizzata in collaborazione con “Biblioteche di Roma”, “Zètema – Progetto cultura”, la rivista trimestrale di critica e linguaggi di ricerca www.utsanga.it, LaNuovaLetteratura – Osservatorio permanente (http://nuovaletteratura.wordpress.com).

La mostra:

Liminale vuole essere uno sguardo alla soglia, allo sconfinamento che ne è caratteristica preponderante. Una zona dell’attraversamento continuo, un orizzonte linguistico dalle accezioni plurivoche. Poesia verbo-visiva come discorso che ingloba una sfaccettatura di segni poietici differenti, legati a doppio filo a quella distruttività che Walter Benjamin, autore della soglia, individuava come punto cardine del superamento, dello sconfinamento, segnandone dunque il carattere positivo. L’immagine benjaminiana della soglia appare qui come punto di sutura fra i diversi linguaggi, fra i diversi segni che concorrono alla determinazione delle opere. La mostra vuole essere un dialogo fra segni e dimensioni poietiche differenti e plurali, dove la parola poetica convive con parole giornalistiche, mediatiche, pubblicitarie, segni e dimensioni materiche, eteroclite, manuali, fino al dissolversi in segni asemantici che della parola sulla pagina hanno poco più che un richiamo o qualche sparuta traccia e aprono al movimento performativo del corpo.  

Il libro:

Dietro le Stagioni di Francesco Aprile rappresenta la prima uscita editoriale della nuova casa editrice iQdB edizioni di Stefano Donno (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). Il progetto nasce con il placet morale de “I Quaderni del Bardo” il marchio editoriale portato avanti ad oggi da Maurizio Leo (1959, poeta, e grande operatore culturale ) e che gestisce ormai da più di vent’anni anche “Il Bardo”, (direttore responsabile Antonio Tarsi), una rivista dedicata alla cultura tout court, alle tradizioni storico monumentali del Salento, alla poesia.

Note sugli autori:

Francesco Aprile, poeta, poeta verbo-visivo, critico, nel 2010 ha aderito al movimento letterario New Page, fondato nel 2009 da Francesco S. Dòdaro. Qui svolge attività di segreteria e ufficio stampa, curatore di mostre e testi critici; dal 2013 la curatela è a due voci: F. S. Dòdaro-F. Aprile. Ha fondato il gruppo di ricerca e protesta artistica Contrabbando Poetico (2011) e la rivista di critica e linguaggi sperimentali http://www.utsanga.it (2014, con Cristiano Caggiula). Nell’ambito dei linguaggi di ricerca è presente con edizioni presso istituzioni e biblioteche come il Poetry Library (Londra), MACBA-Centro de documentacion (Barcellona), Tate Library (London), e con opere presso ArtPool Art Research Center (Budapest) e collezioni private, Imago Mundi (Fondazione Benetton). Ha curato con Cristiano Caggiula il volume collettaneo Snapshots Narrations per Unconventional Press, 2014. È presente nel volume An Anthology of Asemic Handwriting (2013), e in riviste quali Letteratura e Società, Revista Laboratorio (Universidad Diego Portales, Cile), Infinity’s Kitchen (USA), La Clessidra, Il foglio clandestino, S/V Revue (Lione), Rivista di studi italiani (Toronto), Coldfront-A Vispo supplement (Toronto).

Cristiano Caggiula, poeta, manifattore di cascami segnici, nel 2011 ha aderito al gruppo di ricerca e protesta artistica Contrabbando Poetico. Nel 2014 ha fondato la rivista di critica e linguaggi sperimentali «Utsanga», http://www.utsanga.it (2014, con Francesco Aprile). Nel 2014 cura con Francesco Aprile il volume collettaneo Snapshots Narrations, per Unconventional Press. Nel 2015 è presente in Alpha Bet a Test: The Eye Am Eye Asemic Anthology, nello stesso anno per Unconventional Press  Hekátē atto II, piccola pubblicazione  artigianale.

  
Cristiano Caggiula



 
Francesco Aprile

sabato 24 maggio 2014

Volodymyr Bilyk, Things, maggio 2014

Volodymyr Bilyk, Thigns. Calligrammes, Asemic Writings, Vispo, Lecce (Ita), Unconventional Press, may 2014



Dall'introduzione
Movimento e costruzione dello spazio
di Francesco Aprile, 2014-05-24

volodymyr bilyk è scrittore, traduttore, poeta sperimentale. ha aderito al movimento letterario “new page” fondato da francesco saverio dòdaro. un suo quaderno di poesia verbo-visiva è pubblicato nella serie “this is visual poetry”, altre uscite verbo-visive sono edite per “no press” con per titolo “scobes”, mentre per “white sky ebooks” pubblica “cimesa”, una short stories asemantica. ha pubblicato il libro di poesie “casios pay-off peyote” per “the red ceilings press”. è presente in “the new post-literate”, “a-minor magazine”, “rem magazine”, “Cormac mc carthy’s dead typewriter”, “the otoliths”, “altered scale”, “ex-ex-lit”, “maintenant”, “apparent magnitude”, “the gin mill cowboy”. suoi lavori sono esposti in “bright stupid confetti asemic show”, “yoko ono fan club”, “venti leggeri”. ha tradotto, fra gli altri, ezra poung, gertrude stein, jack spicer, mina loy, james joyce, kurt schwitters, anne waldman. 

dick higgins, poeta sperimentale che ha fatto parte del gruppo “fluxus”, ha teorizzato, nei primi anni ’60, il concetto di “intermedia”, portato a compimento, nel 1965, col saggio omonimo pubblicato sulla rivista “something else newsletter” edita da “something else press” da lui stesso fondata nel 1963. dal concetto di inter, intra, in mezzo, ha teorizzato la possibilità per le diverse pratiche artistiche di muoversi nel mezzo, fra di esse, con ambiti di reciprocità che le porterebbero a dialogare in un tessuto unico, senza barriere. nel 2006, henry jenkins, alla luce delle evoluzioni nel campo dei new media, parlava di “comunicazione transmediale” (multiplatform) indicando come punto nodale il movimento convergente che si realizza, attraverso le nuove tecnologie, fra i diversi tipi di media. e di movimento bisogna parlare nell’opera verbo-visiva del poeta ucraino volodymyr bilyk. movimento e costruzione dello spazio. sempre dick higgins ha avuto modo, nella sua attività teorica oltre che di pratica artistica, di dare luogo ad una classificazione delle diverse correnti sperimentali. di questa classificazione ci interesserà la distinzione fra la corrente italiana e quella americana della poesia visiva. la prima, individuata dalla definizione di eugenio miccini, appunto “poesia visiva”, è definibile secondo i criteri di guerra semiologica e di uso dialetticamente critico dei linguaggi mediali. la seconda, la corrente americana, inquadrabile nella dicitura di “visual poetry”, porta con sé la costruzione di opere che oscillano, attraverso le componenti del linguaggio (lettere ecc) fra poesia visiva e poesia concreta. a partire da questa seconda classificazione è possibile parlare del movimento che intercorre nell’opera di bilyk. un movimento al contempo inter e transmediale. se da un lato la capacità di catturare immagini registra un primo movimento nel rapporto uomo-mondo che a queste appartiene, nutrendole, dall’altro questo movimento interno, su due livelli, ad un primo livello è nell’uomo e nella sua capacità intrinseca di legarsi, leggendole, alle immagini, ad un secondo, invece, appare esterno all’uomo ed interno all’opera che contemporaneamente oscilla fra calligrammi, poesia concreta, visual poetry e scritture asemantiche. la condizione transmediale, invece, si registra non più sull’utilizzo coesistente di differenti codici autorali, e neppure nella condizione decentralizzante il rapporto autore-utente che jenkins riteneva fondamentale nella comunicazione transmediale, bensì nella pratica che è insita nell’etimo stesso del termine, un al di là della condizione mediale che è nel principio stesso della digitalizzazione e nel tratto etereo della net poetry, il coadiuvarsi di differenti tipologie di media, che dal materiale-manuale sfociano nell’immateriale-effimero della virtualizzazione. in questo uscire dai media per rientrarvici per uscirne ancora si condensa l’esperienza dell’autore, sempre teso ad una costruzione spaziale della visual poetry, nell’abitazione di un linguaggio in movimento.

lunedì 4 marzo 2013

UP on Expoesia Visual Experimental 06


...el nuevo número de la revista "Expoesia Visual Experimental 06" con la participación de poetas visuales y experimentales de México, Puerto Rico, Brasil, España, Holanda e Italia. En este número hacemos un breve análisis de la exposición "Letrizias, es el nombre del juego" de la artista egresada de la Esmeralda Leticia jiménez que actualmente se presenta en el MUCA (Museo Universitario de Ciencias y Artes) Campus CU, también dejamos el registro en vídeo del primer "toquin fastrack" (la escritura fastrack Es un género de escritura, cuyo origen está ligado al dubstep en Inglaterra, a finales del siglo pasado. Se refiere básicamente a la rapidez para escribir en la computadora siguiendo un ritmo. Entre sus principales exponentes encontramos a DM Brown, DiDi Éxtasis y Kid Paella) y finalmente hacemos un pequeño homenaje al libro de vanguardia Rusa "Por la voz" publicado en 1923, realizado por Vladímir Mayakovsky y El Lissitzky,: (J. U.)


unconventional press, performance "schede letterarie", january 2012, rome (ita), by francesco aprile, cristiano caggiula, roberta gaetani; photos by roberta gaetani, on Expoesia Visual Experimental 06.



mercoledì 29 agosto 2012

Unconventional Press @ Poetry Library, U.K.


Il Poetry Library di Londra, biblioteca-archivio, ospita _language regression di Francesco Aprile, edito da U.P. nel marzo 2012.

Poetry Library è Biblioteca-Archivio, sede del Consiglio delle Arti e della Collezione di Poesia presso la Southbank Centre, a Londra. Comprende la più completa e accessibile raccolta di poesia dal 1912 in Gran Bretagna, ed è la libreria principale per la poesia moderna e contemporanea finanziata da "Arts Council England". Ospita pubblicazioni in diversi formati - libri, opuscoli, audio cassette, cd, video, dvd, riviste, giornali, singoli articoli di giornale, fotografie, manifesti, cartoline, opere e pubblicazioni di poesia visiva, pubblicazioni legate alle sperimentazioni del '900 a partire dagli anni '50, con particolare attenzione al periodo che raccoglie le avanguardie che dai '60 agli '80 hanno caratterizzato la ricerca -  ed è la casa di poetrymagazines.org.uk, un numero sempre crescente di database full-text per il Regno Unito. La Biblioteca, fondata nel 1953, contiene 100.000 voci e continua a crescere con l'obiettivo di immagazzinare tutti i titoli di poesia pubblicati nel Regno Unito comprese anche, assieme ai testi di autori inglesi, le traduzioni di autori stranieri, con testo a fronte, pubblicate nel Regno Unito.

Poetry Library, vista la dimensione e le caratteristiche internazionali e plurilinguistiche della ricerca dei diversi autori operanti nell’ambito della Poesia verbo-visiva ospita, a partire dall’agosto 2012, “_language regression. techno-visual poetries” di Francesco Aprile, pubblicazione indipendente a tiratura limitata, edita da Unconventional Press in Italia, Lecce per la precisione, nel marzo 2012 e in doppia lingua, italiano-inglese, che ha l'onore di essere archiviata nell'importante biblioteca che ospita esclusivamente testi editi nel Regno Unito.


Il libro_

Francesco Aprile, _language regression. techno-visual poetries, Unconventional Press, Lecce, March 2012

Unconventional Press propone, a partire da marzo 2012, _language regression. techno-visual poetries, poesie visive, digitali, narrazioni poetiche istantanee per stampe fotografiche, di Francesco Aprile.

Un percorso, quello dell’autore, che si realizza fra narrazioni poetiche, visive, elettroniche, informatiche, algoritmi poetici, schede perforate, mail art, email art, post arte genetica (post Ghen, 1976), istantanee per stampa fotografica digitale. “_language regression” è la concettualizzazione del segno poetico disarticolato, desemantizzato che rinasce cristallizzato in una serie di narrazioni istantanee, veloci, che sono frammenti di una realtà frenetica. La scelta è quella di opere della ricerca poetica, verbo-visiva, realizzate in digitale e destinate ad un libretto in stampa digitale fotografica nel solco di una linea di ricerca in cui il supporto e le dinamiche realizzative connotano il contesto storico. E ancora, retrocedere alla frantumazione del segno minimo significante. Slogature del senso. Nuotare in un mare di segni infranti, sempre sul bilico del comporsi per significare. Il linguaggio come sedimentazione dell’anthropos.


I singoli lavori sono caratterizzati, inoltre, da stratificazione sociale dell'opera, narrazioni scomponibili, segni di punteggiatura elettronica e interazioni testo-corpo / Mcluhan-Lacan: estensione, narcosi, manque à être per ambivalenze sociali destrutturanti. Disarticolazioni semantiche e regressione del linguaggio.

venerdì 23 marzo 2012

_language regression. techno-visual poetries


Francesco Aprile, _language regression. techno-visual poetries, Unconventional Press, Lecce, March 2012 (book n°1)

ITA_

Dopo la prima uscita delle Schede Letterarie, nel gennaio 2012, Unconventional Press propone, a partire da marzo 2012, _language regression. techno-visual poetries, poesie visive, digitali, narrazioni poetiche istantanee per stampe fotografiche, di Francesco Aprile.

Un percorso che si realizza fra narrazioni poetiche, visive, elettroniche, informatiche, algoritmi poetici, schede perforate, mail art, istantanee per stampa fotografica digitale. Narrazioni istantanee, veloci, che sono frammenti di una realtà frenetica. Stratificazione sociale dell'opera. Narrazioni scomponibili. Segni di punteggiatura elettronica. Schede letterarie e interazioni testo-corpo / Mcluhan-Lacan: estensione, narcosi, manque à être per ambivalenze sociali destrutturanti. Disarticolazioni semantiche e regressione del linguaggio.

Retrocedere alla frantumazione del segno minimo significante. Slogature del senso. Nuotare in un mare di segni infranti, sempre sul bilico del comporsi per significare. Il linguaggio come sedimentazione dell’anthropos.

La distribuzione è gratuita per una libera circolazione delle idee.


ENG_

After the first wave of Literary Cards, in January 2012, Unconventional Press suggests, starting from March 2012, _language regression. techno-visual poetries, visual and digital poetries, poetic snapshots for photographic prints, of Francesco Aprile.

It’s a way made of poetic, visual and electronics tales, poetic algorithms, punched cards, mail art, snapshots for digital photoprint, fast and instant narrations which are fragments of a frenetic reality. Social stratification of work. Decomposable stories. Electronic punctuation marks. Literary cards and interactions between text and body / McLuhan-Lacan: extension, narcosis, manque à être for social ambivalences destructuring. Semantic disarticulations and language regression.

Crush the minimum signifier. Sprain of the way. Swimming in a sea of broken signs, always to be unstably balanced on the compose of the signify. Language as a sedimentation of anthropos.


The distribution is free, for free circulation of ideas.

WEB ADDRESS_

http://unconventionalpress.blogspot.com
http://faprile.wordpress.com


martedì 6 marzo 2012

Unconventional Press, on the road, Roma January 2012

Schede Letterarie, Unconventional Press, January 2012, Lecce - Roma

Texts:

-Francesco Aprile, Sconvolgimento relazionale
-Cristiano Caggiula, Preghiere livide
-Teresa Lutri, Ho la luna di fronte

Graphics and photos by Roberta Gaetani











martedì 14 febbraio 2012

Il forte boato di una metro stanca

Unconventional Press, salentoinlinea.it ospita una testimonianza diretta, dalle porte di Roma, di uno spartito differente su scorribande editoriali. Indipendenti per forza. (2012-02-12)

Il forte boato di una metro stanca. L’assordante tumulto di un esercito di gente. E poi fuori. Clacson, motociclette, tacchi alti. L’urbe è stanca, ma mai abbastanza da andare a dormire. Un contesto che fa riflettere. Una piazza, una torre, un bar, un tavolino, tre sedie. Quattro menti che s’incazzano. Una nuova formula, un nuovo formato, sovversione e poesia.
Unconventional press. Quando l’arte diventa provocazione. Quando l’autoproduzione sfida ogni regola editoriale e commerciale.
Unconventional. Fuori dall’editoria commerciale. Lontano da echi ottocenteschi da anni zero. Per farlo in maniera differente. Per protestare, per urlare, per correre, per dimostrare di esserne capaci.- Nelle librerie, lastre di ghiaccio da 15 euro e 90. –
Press. Come autoproduzione. Come innamorarsi di un formato A5 di carta piegata. Come il bianco e il nero sbiaditi di una stampa non proprio perfetta. Ma unconventional. Dai contenuti e supporti CONTEMPORANEI.
Quattro giovani salentini iniziano una nuova avventura.

Roberta Gaetani

_Documentazione fotografica a cura di Roberta Gaetani, Schede Letterarie a Roma


sabato 11 febbraio 2012

L'agit-prop. Il resoconto

Roma, assalto poetico alla città. Sono le strade le protagoniste del transitare, dell’indifferenza e del riflusso nei luoghi di aggregazione modellati, oggi, sull’indifferenza sociale. Sullo spartito dell’inerzia dei rapporti umani disidratati, logori, assuefatti, le Schede Letterarie si muovono. Nate dalle schede in formato a5 usate in ambito scientifico, sono state distribuite, dal 20 al 22 gennaio, a Roma, all’assalto della meccanicità del quotidiano.

Le sirene nel traffico di Roma divampano come fiamme, come gatti in calore si raschiano la gola, mentre attorno la gente scorre. Giovedì 19 gennaio la distribuzione salta; un volo, con sei ore di ritardo, disarticola lo svolgimento, rinviandolo. La giornata seguente schiude un cielo denso. La distribuzione ha inizio. Primo impatto presso La Sapienza, le Schede deflagrano la facoltà di Lettere e Filosofia tra l’indifferenza e la curiosità. Gli studenti le accolgono con riserbo. Poi. Il Colosseo ci scorre addosso, s’alza alle nostre spalle, in un via vai di turisti, piccole macchie che s’addensano sotto la sua ombra. C’è curiosità verso le Schede che s’animano in un gioco fra il mimo e il letterario, incastrate fra le sollecitudini del corpo-testo che le sostiene. Il pomeriggio è quello degli assalti. Escoriazioni poetiche vere e proprie. La Feltrinelli in Largo di Torre Argentina è uno spazio che richiama a sé moltitudini in attesa. Chi di un libro, chi di un incontro inatteso, chi di un tram stanco per tornarsene a casa e non saperne di nulla. Le moltitudini in attesa sono un muso duro, un muro scolpito lungo secoli, e non rispondono al richiamo, allo sguardo, all’altro che s’accosta e smuove. C’è una patina di polvere da ripulire dalle attese di questa società stanca, poggiata su luoghi comuni tutti italiani, rimuginati nel tempo e mai realmente manifesti. C’è chi se li porta addosso, dentro, e li lascia fluire solo in determinate situazioni, mentre per il resto del giorno si scopre nella dimensione ipocrita del buonismo. C’è chi guarda, non accoglie e non risponde, e resta lì a fissarti nello sguardo che non produce nulla, per minuti, buoni minuti. Moltitudini d’indifferenze, nello spazio di Largo di Torre Argentina, ci portano ad essere, ad assaltare il caffè Feltrinelli, al piano superiore, con le Schede che s’intrecciano e propongono, a forza, a coprire le letture disinteressate di quanti impegnati, fra libri e caffè, a sostenere l’aria intellettualmente impegnata. La gente risponde. Legge, discute con vigore delle Schede, abbandonando le proprie letture ordinate, si getta a braccia aperte nell’imprevisto che a forza compare davanti ai loro occhi. Poi. La sicurezza, e via da Feltrinelli, direzione Teatro Valle Occupato. Un’assemblea in corso ci spinge a tornare il giorno seguente. Si riprende il filo da Largo di Torre Argentina. La Feltrinelli appare come un forte da espugnare. Le schede si infiltrano nuovamente all’interno del suo caffè e la gente, meraviglia negli occhi, accoglie ancora il comparire letterario che prontamente sostituisce le distratte letture. Toccata e fuga. Un attimo. Un gesto. Un momento. Una signora anziana, col suo volumone di arte e critica, ci guarda dall’alto, appena entrati. Lo sguardo ch’è «una carezza d’infinito» (A. L. Verri). Era lì anche il giorno prima. Ci segue con gli occhi ed aspetta una scheda, probabilmente diversa da quella ricevuta il giorno prima. E poi via, prima che arrivi la sicurezza a recuperare il ritardo del giorno precedente. Il Teatro Valle Occupato attende le schede. Vengono accolte con molta disponibilità. Non ci si poteva aspettare altro da una tempesta culturale e sociale del genere. Altri luoghi. Altri incontri giù nel metrò. Domenica. Giufà – Libreria Caffè a San Lorenzo – è un incontro totale col libro, con la pagina scritta e la sua produzione. Ancora. Campo de Fiori e Fahrenheit 451. Le Schede si aprono al contatto che non richiede l’intrusione, la forzatura, ma è accoglienza, apertura. E poi si cambia Feltrinelli. È il turno del caffè della libreria Feltrinelli presso la Galleria Alberto Sordi, in via del Corso. Lo scenario è ancora una volta quello di una moltitudine distratta, troppo impegnata a recitare un ruolo, affaccendata in letture troppo ordinate per essere vere, o forse semplicemente in attesa che qualcosa di diverso accada nello svolgersi delle sue giornate seriali. Così, il meccanismo è lo stesso, ancora una volta, entrata veloce, toccata e fuga. La gente risponde bene, accoglie le schede, legge e discute, fino ad un certo punto. C’è un signore anziano, in compagnia di una ragazza, e spocchiosamente chiede di cosa si tratti, e sentendo parlare di Schede Letterarie risponde “Ma sono della libreria?”. Il “No” era ciò che non voleva sentirsi dire. S’aspettava il marchio Feltrinelli, lui, per recitare meglio. Per chiudersi ancor di più nell’indifferenza. Risponde “Allora vi prego di riprendervi le vostre Schede e lasciarmi alla mia piacevole conversazione”. Non c’è nemmeno il tempo di pensare, di mettersi lì a discutere, che, lasciato ai suoi convenevoli il signore spocchioso, completiamo la distribuzione e poi via, in strada, in Via del Corso. Immobili fra la gente, con le schede che coprono il viso, in tre (due immobili ed una a distribuire) completiamo il flusso, il molteplice s’attira da sé alla vista dello spettacolo a metà, ancora, fra mimo e letterario, dove le parole si tendono all’altro, dall’intimità numerica delle nostre sensazioni, estasiata dal moltiplicarsi del molteplice che guarda, osserva attentamente, parla, discute, ride, sorride, timidamente si avvicina, chiede informazioni, prende le Schede, a volte le restituisce, anche, ma è coinvolto, si smuove dalla routine meccanica degli abbracci e saluti scontati, disarticola il passo e cerca un contatto diverso, imprevisto appunto. Diverso dalla spocchiosità del signore che, poco prima, era come se avesse implicitamente affermato che col marchio Feltrinelli sulle nostre Schede, magari non le avrebbe lette comunque, ma avrebbe, almeno, compiuto lo sforzo di tenerle in bella mostra al suo tavolo, per meglio intrattenersi in conversazioni da finto intellettuale, ché l’apparenza comunicazionale di oggi ci precede, sostituisce l’individuo, che narcotizzato lascia il posto alla recitazione di improponibili “vorrei”. Ora che ho la luna di fronte, un paio di preghiere livide s’abbozzano sui sorrisi dei passanti. Il cuore. Ha per suono una granata inesplosa.

Cristiano Caggiula, Francesco Aprile, 2012-01-22
_documentazione fotografica a cura di Roberta Gaetani

Schede Letterarie


Le schede letterarie nascono e si formano, evolvono, dalla strutturazione del pensiero, della ricerca, nell’essenza materica delle schede di ricerca, formato a5, ritagliate, usate in ambito scientifico e, in questo caso, unite, formulate nella cadenza di una piegatura unconventional e richiamate alla loro natura di schede di ricerca dai pixel in copertina, volti alla sistematizzazione del pensiero, fino a farne testo concreto in un processo di razionalizzazione dell’attività poetica. Razionalizzazione come condensazione nell’unione delle schede in un formato che, nella sua strutturazione, richiama a sé l’insegnamento di Francesco Saverio Dòdaro e del suo fare rigoroso nell’ottica dell’espressione, «il modulo come unità di misura del pensiero», da lui stesso resa manifesta nel corso della sua lunga attività di scavo nei seminterrati della parola. Dal modulor di Le Corbusier, dunque, da quel concetto per cui l’uomo si fa unità di misura nella disciplina architettonica, alla razionalizzazione in quanto strutturazione e fruizione del pensiero poetico nella condizione di riproducibilità materico-letteraria della scheda. È in un contesto come quello che ci attanaglia, che l’autoproduzione – con le sue, sempre diverse, dinamiche di realizzazione e diffusione – si pone come un valore da difendere e diffondere, a scapito dell’editore-stampatore che fonda la sua impolitica editoriale sulla quantità di contribuenti che muoiono dalla voglia d’avere il loro nome sulla copertina di un libro. È nell’indifferenziazione dell’uomo come strumento, pezzo di una catena di montaggio perfettamente sostituibile, che l’uomo simmeliano s’erge sulla moltitudine alimentando la propria stravaganza, facendosi autore di una differenza fine a sé stessa, costruita su castelli di specchi pronti a rompersi al primo sasso lanciato, che il mercato della vanity press sussiste e non sembra avere fine.

In questo clima, le Schede Letterarie, a cura di Francesco Aprile – Roberta Gaetani – Teresa Lutri – Cristiano Caggiula, verranno presentate, a partire da giovedì 19 fino a domenica 22 gennaio, per le strade di Roma, nei non luoghi che nei tempi morti del transitare si popolano di indifferenze; nei flussi del molteplice, dove l’individuo si perde, l’azione poetica assume le sue coordinate civili, sociali, per assolvere il suo scopo di parola che non muore sulla carta.

Le Schede Letterarie ospitano testi di Cristiano Caggiula, Teresa Lutri, Francesco Aprile; progetto grafico di Roberta Gaetani.